Essere qui è uno splendore. Vita di Paula M. Becker di Marie Darrieussecq

“ Tu li capivi: i frutti ricolmi.
Te li adagiavi davanti in vassoi,
ne soppesavi il volume in colori.
E come i frutti vedevi anche le donne e vedevi i bambini, sospinti da dentro alle forme della loro esistenza.
Poi vedesti te stessa come frutto, ti spogliasti delle vesti, ti portasti allo specchio e ti lasciasti sprofondare fino allo sguardo; che immenso restò e non disse: questa sono io; disse: questo è. “
Questa poesia tratta da ” Requiem per un’amica “, è dedicata a Paula M. Becker, ed è stata scritta dal suo intimo amico Rainer Maria Rilke.
É uscito da poco, nel mese di maggio, per Crocetti Editore, un bellissimo libro sulla breve vita di questa pittrice, scritto da Marie Darrieussecq: ” Essere qui è uno splendore”, e l’intento dell’autrice è propio quello di
” renderle più che giustizia: vorrei restituirle l’essere qui, lo splendore “. E ci è riuscita, in pieno. La sentiamo viva, rinascere parola dopo parola davanti e dentro il nostro sguardo, dentro di noi, dentro di me.
La vita di questa meravigliosa donna, piccola, minuta, con guance rotonde e con le lentiggini, amante della pittura e definita degenerata, ” entartet” dai nazisti che fecero di tutto per osteggiarla.
Riusciamo, attraverso questo libro a rivivere e scoprire la sua sensibilità, la sua determinazione, seguendo le sue ” tracce “, o quelle che ci suggerisce l’autrice, che l’ha “ ricercata “ e inseguita a lungo. Questa giovane donna che amava il budino di riso, la salsa di mele, le passeggiate nella brughiera. I bagni di mare, stare nuda al sole, leggere piuttosto che guadagnarsi da vivere. Amava Parigi, il Louvre, Gauguin, Cézanne e dipingere: ” navigare ” di quadro in quadro, ma soprattutto, amava essere libera in un’epoca che per una donna essere davvero, pienamente libera non era proprio così semplice.
Impariamo ad amarla, per la sua sete di bellezza, di linee e colori, per quelle morbide forme di una donna in stato interessante che spesso lei ritraeva e per quella apparente “ semplicità “ e immediatezza dei suoi nudi, quasi primordiali. Si sposò, amò suo marito che era più grande di lei di undici anni – Otto Modersohn , “ quel sognatore dolce “, anch’egli pittore e pittore di successo – ma alla fine prevalse la sua sete di libertà, pur concependo insieme a lui una bambina, che purtroppo non le fu concesso di veder crescere.
“ Paula è una bolla sospesa tra i due secoli. Dipinge in fretta, come una scheggia “, diceva di lei Otto.
Gli incontri importanti, determinanti per la sua vita, furono quelli con lo scrittore Rainer Maria Rilke e, prima ancora, quello con Clara Westhoff, scultrice e allieva di Rodin. Incontrerà Rodin stesso a Meudon. Paula trascorse molti anni della sua vita in un perpetuo viaggio tra Parigi e la Germania del Nord, dipingendo, leggendo, suonando il pianoforte, detestando tutto quello che appariva come convenzionale, e al compimento dei suoi trent’anni, scelse infine di lasciare tutto, casa e marito, per l’ignoto. Quell’ignoto che così tanto l’ha attratta e sedotta , nonostante le difficoltà economiche e la vendita di pochi dei suoi quadri. Dipinse febbrilmente, visse con le sue tele, si svegliava di notte per guardarle al bagliore della luna e per riprenderle alle prime luci del mattino. Il marito le dava la tranquillità di cui necessitava, ma aveva bisogno anche di poter fuggire ogni volta che ne sentiva l’urgenza e aveva bisogno di quella stanza tutta per sé, che Virginia Woolf ci ha insegnato ad amare e a rendere imprescindibile. Morì per un’embolia polmonare, una conseguenza per essere stata molti giorni a letto dopo aver partorito la sua bambina. Adesso rimangono le sue parole, questo libro, ma soprattutto i suoi quadri a parlarci di lei: visitiamoli. Indossiamoli.
” Noi non dobbiamo fare altro che essere qui, ma semplicemente, insistentemente, così come la terra è qui, dicendo sì alle stagioni,…scriverà Rilke in una lettera alla moglie Clara.
Insistentemente, tra cielo, terra e mare. Grazie Paula, per la tua vita. Per il tuo splendore che ci sfiora. Che mi sfiora.

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