Segreti e rivelazioni di Eri Ritsou

Eri Ritsou, nata sull’isola di Samo nel 1955 e figlia del grandissimo poeta Ghiannis Ritsos, è scrittrice principalmente di romanzi. Crocetti Editore da poco ha pubblicato il suo “ Segreti e rivelazioni “, nella traduzione di Valentina Gilardi. La copertina è molto bella e ci trasporta immediatamente agli inizi del Novecento, proprio negli anni in cui prende avvio la narrazione. In realtà il primo capitolo, ambientato nel 1910, è quasi una narrazione a sé, un breve racconto di un’intensa storia d’amore, “ quindici giorni della via di Nikolas Aghisilau “, un uomo sposato di quarantacinque anni , padre di tre figli, che subisce il fascino di una giovanissima donna, Nada, innamorandosene perdutamente. Un viaggio di lavoro lo riporta dopo tanti anni nella bellissima Smirne che si specchia nelle acque del mare Egeo, e questa breve libertà, complice l’atmosfera di leggerezza che assapora nella città, lo predispongono alla malìa degli incantesimi. Mentre gli eventi della storia scorrono e accadono, diventando argomenti che si intrecciano e si raccontano a più voci durante una cena, come il trionfo del cantante Caruso a Parigi, l’agitazione diffusa nel mondo per i piani del Kaiser che andava rafforzando la flotta tedesca, la morte di Edoardo VII, il nuovo re Giorgio V, il nuovo ballo proveniente da Buenos Aires che si chiamava tango e che stava entusiasmando i giovani di tutta l’Europa…, ecco però che all’improvviso irrompe lei, Nada, “ sottile come lo stelo di un fiore , con un collo da cigno e le curve ben disegnate “. Vitale e innocente, straordinariamente sensuale per Nikolas, mentre la luna luccicava sul mare ( e lo sciabordìo del mare, non ce lo vogliamo mettere? Ma certo che sì, mettiamocelo subito ! ) pronta a regalare all’uomo responsabile, esemplare, irreprensibile, felice e appagato, apparentemente tutto d’un pezzo, il suo sogno più sensuale e destabilizzante. Da quell’istante non esiste che lei, e il gioco perverso tra combinazioni e coincidenze.
Il secondo capitolo prosegue con data due febbraio 1912, con una pioggia che infuria e allaga tutte le case di un piccolo villaggio sull’isola di Samo. Compare uno dei personaggi più belli e più riusciti di questo romanzo, Marigula, madre felice e moglie infelicissima, ma soprattutto fidata dipendente nella casa padronale di Nikolas Aghisilau, sì, lui, l’uomo della scappatella nella città di Smirne, città che dopo pochi anni sarebbe diventata una delle principali città della Turchia. La signora Evridiki Aghisilau, la moglie di Nikolas, era stata sua madrina e l’aveva accolta a servizio nella sua grande casa. Una sorta di protettrice, non soltanto datrice di lavoro. Marigula era arrivata a cavalcioni di un asino dal suo villaggio, per niente contenta di abbandonare l’umile casa dei suoi genitori ma certamente destinata ad una vita migliore nella casa della famiglia Aghisilau. Nella sua persona si incarnano tutte le speranze e le delusioni di inizio Novecento che lentamente prendono forma davanti ai nostri occhi, raccontandoci anche la storia di un’isola bellissima attraversata da un non sempre favorevole Maltemi. La conceria di famiglia si trasformerà in un’industria florida, ma le alluvioni e le catastrofi metteranno a dura prova le sorti dell’ intera isola e dei suoi abitanti, specialmente ( e ovviamente ) quelli più poveri. Pochi anni dopo, la coltivazione del tabacco sembrerà una risposta possibile per salvare la ricchezza della famiglia Aghisilau. La famiglia Aghisilau, protagonista assoluta del romanzo, con tutte le sue varie diramazioni parentali che ci impegnano a seguire, ci offre una visione dettagliata di Samo, l’atmosfera di un’epoca controversa, dannata, irrequieta , e per certi versi, innovativa, i legami familiari che si manifesteranno attraverso “ segreti e rivelazioni”. Man mano che il romanzo prende corpo, che cresce in intensità e in bellezza, facendoci dimenticare la deriva un po’ ( troppo ) pink del primo capitolo, la figura di questa donna , Marigula, crescerà a dismisura, lei nella sua semplicità, sembra essere la sola testimone di un’epoca e del declino della ricca famiglia greca. Imperturbabile, salda, determinata, riuscirà a tramandare, a svelare segreti, che riaccenderanno legami familiari altrimenti sconosciuti e inconoscibili. L’importanza del ricordo e della memoria sembrano essere le sole risposte possibili all’incostanza del tempo, alla sua vulnerabilità. Le possibili risposte alle stragi e alle rivendicazioni delle guerre. Narrazione, lettere, intense pagine di diario, si alternano magistralmente per dare voce ad un romanzo il più possibile corale, che prenda in considerazione ogni punto di vista, per darci la possibilità di “ entrare “ dentro la storia di questa famiglia, dentro i loro legami familiari, e nello spirito del tempo, nello spirito di un’isola situata nella parte orientale del Mar Egeo, bellissima e con una storia tutta da rileggere. Forse l’amore incondizionata per Samo ha fatto scrivere questo libro a Eri Ritsou, e lo respiriamo in ogni pagina questo amore, e ne siamo infine travolti, perché la bellezza di ogni isola greca è qualcosa che va custodito e tramandato, qualcosa che tocca corde antiche, sensibili e vulnerabili. Ogni piccola isola custodisce ricordi, legami familiari, antiche case in rovina che continuano a parlare anche se abbandonate . E dell’ ottimo vino, almeno quello dell’isola di Samo è una certezza, ottimo per ricucire leggende, tradizioni e ricordi. E forse per riuscire a rispondere a quella domanda che uno scrittore islandese mi ha posto di recente nel suo ultimo libro : “ Che cosa ci leggi tu nella vita ?” Datemi un bicchiere del vino dell’isola di Samo e – forse – sarò in grado di rispondere.

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